2009
10.26

Rockers e Mods: due realtà parallele

L’atto di nascita dei Teddy boys può essere fatto risalire al 1953.

Fu in quell’anno, infatti, che l’esistenza dei teds divenne nota al grande pubblico, in occasione di un tragico fatto di cronaca avvenuto nell’area di Clepham Common, Londra: in una rissa tra una banda di teds e un gruppo di ragazzi, scoppiata quando uno dei teddy fu insultato, un giovane rimase ucciso.

L’episodio sancì l’inizio in Gran Bretagna di una vera e propria ondata di “moral panic”: autorità, stampa e opinione pubblica indicarono unanimi nei Teddy boys il simbolo e al tempo stesso il capro espiatorio della decadenza dell’Inghilterra, nonché l’incarnazione di quella nuova devianza e “delinquenza” giovanile che esplodeva contemporaneamente nelle metropoli di molti paesi.

Nella ricostruzione della nascita del “folk devil ted”, alias un giovane teppista periferico dai gusti americaneggianti, dagli abiti vistosi, di foggia edoardiana, e dagli atteggiamenti “rough working class”, appare evidente l’interazione tra atteggiamenti teppistici giovanili e comunicazione massmediale: quell’evento mortale del 1953, da cui prende spunto l’allarme sulla delinquenza giovanile, rappresenta infatti soltanto uno dei tanti episodi, in questo caso dagli esiti particolarmente tragici, della violenza che continuo’ a segnare i rapporti di vaste fasce giovanili delle classi subalterne.

Anche prima della “emergenza teds” si erano infatti continuati a registrare i consueti e numerosi allarmi riguardo a “street violence, robbery attacks, blitz kids and cosh boys”; e le stesse caratteristiche comportamentali dei teds (l’aggressività, il senso del territorio, gli atteggiamenti virileggianti) si manifestavano apertamente, al di là di ogni contaminazione massmediale, come una continuazione dello stile di vita degli hooligans vittoriani ed edoardiani più che come il frutto del processo di “americanizzazione” della società e del clima di permissivismo a cui le forze conservatrici imputavano il fenomeno.

Al di là delle valenze più prettamente stilistiche e simboliche, lo stile ted sembra insomma voler ricalcare le caratteristiche storiche dell’approccio del sottoproletariato giovanile alle attività legate al tempo libero: le cronache allarmate del 1954 stigmatizzano le risse del sabato sera tra bande avverse, le violenze e le rapine, quelle stesse forme di vandalismo contro i vagoni ferroviari già registrate nel XIX secolo durante le trasferte calcistiche e non dei Victorian boys; e, come nel caso dei primi hooligans, tacciano i teds di “non britannicità”.

Pur se principalmente mirato verso forme di divertimento quali la musica rock’n'roll, l’abbigliamento e il ballo, lo stile ted è invece pienamente partecipe dei tradizionali comportamenti giovanili Lumpen, tra cui spicca il rito della partita del sabato pomeriggio.
La gioventù Americana ed Europea nel secondo dopoguerra

Il secondo conflitto mondiale piegò il Regno unito.

Le risorse erano allo stremo, le città in rovina, la forza lavoro disoccupata.

Mentre negli Stati Uniti la realtà giovanile non aveva visto nulla della guerra e godeva del prospero sviluppo economico e della piena fiducia nel sogno americano, quella inglese si trovò in una condizione profondamente differente.

I giovani americani attivi nei consumi erano perlopiù studenti della middle class, ricchi e senza remore, quelli Europei si distinsero principalmente in due categorie: quelli appartenenti agli strati abbienti, culturalmente educati e tradizionalisti; e quelli lavoratori, cresciuti nelle strade e nei sobborghi.

I primi, spesso frustrati e frastornati dalla modernità, ammiccarono alla trasgressione, ma di fatto furono vincolati dalla scarsezza di denaro, in quanto pur facendo parte di famiglie agiate, i genitori non vedevano di buon occhio lo stile di vita da loro intrapreso e non elargivano loro, quindi denaro. Mentre i secondi, non avendo tali limiti e avendo un lavoro con cui sostenersi, abbracciarono più consistentemente il consumo moderno.

Quest’ultimi, grazie alla disponibilità di un salario consistente, che si accompagnò al boom economico (attivato grazie al piano Marshall), si emanciparono in senso filo-americano: poterono cioè permettersi uno stile di vita simile a quello dei coetanei d’oltre oceano.

Dunque, la sottocultura giovanile inglese degli anni ‘50 non fu tanto associata ad un’adolescenza scandita dalla vita scolastica, quanto agli immutabili ritmi settimanali del sabato sera e del lunedì mattina.

Era prevalentemente cultura della classe operaia, di giovani che lasciavano la scuola a quindici anni per andare a lavorare.

È in quest’ottica che va collocata la possibilità di costruire uno stile generazionale cosa che, in precedenza, era impedito dalla mancanza di strumenti economici e culturali .

Nel dopoguerra le paghe degli operai si quintuplicarono.

Questo voleva dire che, se il mondo degli adulti si indirizzava sempre più verso acquisti domestici (tv, elettrodomestici, auto), che le economie di scala rendevano progressivamente più accessibili, quello dei giovani lavoratori si destinò ad un consumo di diverso genere (abbigliamento, divertimenti,ecc.).

Perciò, in un paese che decideva, attraverso un esame sostenuto a 11 anni, chi poteva accedere alle scuole superiori, essere giovani, esclusi dall’istruzione, ma con la possibilità di poter lavorare e spendere, acquisì una dimensione nuova.

Verso i tardi anni cinquanta e primi sessanta, molti figli del baby-boom erano diventati teenager e si preparavano al R’n'R, erano quasi tutti figli della working class e fu naturale per loro unirsi in gangs.

C’erano disoccupazione e grandi speranze, le rivalità tra bande contrapposte costituivano i riflessi materiali di una contraddittoria realtà: da una parte più denaro da spendere in famiglia e tempo libero, dall’altra disoccupazione e degrado della vita suburbana.

Questo, in definitiva, lo scenario economico-sociale che caratterizza fortemente lo scostamento culturale tra il movimento britannico e quello americano nella pur comune matrice ideologico-generazionale del Rock’n'Roll.

E qui, a nostro avviso, nasce il misunderstanding che tuttora in culture “acquisite” e tendenti all’esterofilia come quella italiana, genera i “conflitti” tra le varie “anime” del Rock’n'Roll (Rockers, Hep Cats, Rockabillies, Psycobillies….) tra chi vive idealmente la patinata rappresentazione iconografica di una provincia americana paciosa e rassicurante fatta di belle macchine, feste di fine corso alle high school e quant’altro (cfr. films come “Grease”) e chi, viceversa, sente tuttora fortemente l’ “hard life” di una gioventù cresciuta tra le rovine e le tensioni sociali delle degradate periferie urbane europee (meglio rappresentato da cult-movie come “Leather boys”).

Questa struttura sociale fu l’”impalcatura materiale” sulla quale il R’n'R espresse con i testi, e con il ritmo, l’idea di una cultura alternativa a quella ufficiale fatta di vestiti, films, ballo e, soprattutto, divertimento.

Piccola sintesi degli stili prevalenti:
Mods:
Movimento giovanile di breve durata nato in Inghilterra sul finire degli anni ‘50 come reazione ai rockers (o teddy boys).

La spinta contro il sistema si affievolisce progressivamente fino ad adeguarsi allo status quo- che permette di acquistare dischi e una Vespa o una Lambretta da decorare con fanali e specchietti- lavorando e risparmiando. Le icone sono i Beatles, il programma televisivo “Ready, Steady, Go!”. Lo stile si caratterizza per pettinatura a caschetto (bob) con scriminatura nel mezzo per entrambi i sessi; calzoni pied-de-poule a vita bassa, stivaletti con tacco o desert-boots Clarks, giacche in velluto stampato, gilets laminati, camicie rosa a quadretti con colletto tondo per i ragazzi; twin-set, gonne lunghe sotto il ginocchio, pochissimo trucco, calzettoni e scarpe senza tacco per le ragazze. Nel ‘79 l’Europa conosce una recrudescenza del fenomeno col nome di ‘New Mod’, reazione al movimento punk stimolata dalla complicità del film “Quadrophenia” di Frank Roddam.

  1. Complimenti, bella rievocazione storica :-)

  2. I MIGLIORI ANNI!!